mamma blogger

da qui si apre una nuova fase di questo blog

il blog sarà sempre lo stesso ma io no!

il 4 febbraio 2013 sono diventata MAMMA

LA MAGGIOR PARTE DELLE MADRI è CAPACE DI DARE “LATTE” MA SOLO UNA MINORANZA DI DARE ANCHE “MIELE”.

PER POTER DARE “LATTE E MIELE”UNA MAMMA NON DEVE SOLTANTO ESSERE UNA “BRAVA MAMMA”, MA UNA DONNA FELICE (…)

L’AMORE DELLA MADRE PER LA VITA è CONTAGIOSO (…) SI DISTINGUONO SUBITO TRA I BAMBINI – E GLI ADULTI – COLORO CHE RICEVONO SOLTANTO “LATTE” E COLORO CHE RICEVONO “LATTE E MIELE”

(E. FROMM)

 

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SCHEDA dei principali MIELI ITALIANI

MIELE DI ACACIA (robinia pseudo-acacia)

Colore: bianco acqua leggermente ambrato

Aroma: leggero e delicato

Sapore: molto dolce e delicato

Cristallizzazioneassente o molto ritardata, con cristalli grossi ma facilmente solubili

Provenienza: principalmente dalle zone prealpine della Lombardia, più raramente si produce un po’ ovunque

 

MIELE DI AGRUMI

Colore:da bianco acqua a bianco

Aroma: lieve tipico dei suoi fiori

Sapore: caratteristico gradevole

Cristallizzazione: molto lenta, con cristalli fini, trasparenti, poco solubili.

Provenienza: Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna

MIELE DI CASTAGNO (Castanea sativa Miller)

Colore: scuro, tendente al nero

Aroma: forte, pungente, acre

Sapore: forte, penetrante, leggermente amaro

Cristallizzazione: lenta e grossolana

Provenienza: ovunque crescono i castagni, dalle Alpi alla Sicilia

MIELE DI COLZA (Brassica campestris var. oleifera)

Colore: chiaro, paglierino

Aroma: particolare

Sapore: delicato, poco pronunciato

Cristallizzazione: rapida con grani fini e regolari

Provenienza: ovunque si coltivi colza, un tempo frequente in Valpadana

MIELE DI CORBEZZOLO (Arbutus unedo L.)

Colore: bianco con sfumature grigio verdi

Aroma: pungente

Sapore: caratteristico, decisamente amaro

Cristallizzazione: assente o a granulazione media

Provenienza: Sardegna, Maremma Tosco-Laziale e Appennino toscano

MIELE DI ERBA MEDICA (Medicago sativa L.)

Colore: da bianco ad ambra chiaro

Aroma: poco intenso

Sapore: forte raschia in gola

Cristallizzazione: ritardata, con cristalli grossi e trasparenti, si forma una massa molto compatta, si scioglie lentamente

Provenienza: Italia settentrionale e centrale, soprattutto Valpadana

MIELE DI ERICA (Erica spp.)

Colore: ambra con tonalità arancio

Aroma: penetrante caratteristico del fiore

Sapore: molto particolare, delicato con un ottimo retrogusto

Cristallizzazione: fine, regolare, compatta

Provenienza: dalla Ligura alla Calabria ovunque esista la tipica macchia mediterranea

MIELE DI EUCALIPTO (Eucalyotus spp.)

Colore: da ambra chiaro ad ambra

Aroma: caratteristico, aromatico, intenso

Sapore: pronunciato, persistente, gradevole

Cristallizzazione: massa compatta con cristalli fini, facilmente solubili

Provenienza: Italia centro meridionale e Sardegna

MIELE DI GIRASOLE (Helianthus annuus)

Colore: giallo dorato brillante o giallo uovo

Aroma: poco marcato che ricorda il polline

Sapore: leggero ma caratteristico

Cristallizzazione: rapida e compatta, spesso duro

Provenienza: Italia centrale

MIELE DI LAVANDA (Lavandola spp.)

Colore: debolmente ambrato

Aroma: gradevole, aromatico

Sapore: delicato e persistente

Cristallizzazione: rapida con cristalli fini, facilmente solubili

Provenienza: Liguria

MIELE DI LUPINELLA (Onobrychis viciaefolia scop.)

Colore: da bianco ad ambra extrachiaro

Aroma: leggero quasi assente

Sapore: poco intenso ma appetitoso

Cristallizzazione: massa compatta, cremosa, con cristalli fini e trasparenti

Provenienza: zone appenniniche dell’Italia centrale

MIELE DI MELATA DI ABETE (Abies alba Miller)

Colore: bruno-nero con riflessi verde scuro o rossastri

Aroma: caratteristico, fortemente aromatico ma non pungente

Sapore: delicato, dolce, non persistente

Cristallizzazione: assente o molto ritardata

Provenienza: boschi delle Alpi e dell’Appennino settentrionale

 

MIELE DI RODODENDRO (Rododendrom spp)

Colore: da bianco acqua a bianco

Aroma: tenue ricorda il profumo del fiore

Sapore: caratteristico, delicato, resta persistente la sensazione gradevole

Cristallizzazione: lenta, consistenza pastosa, granulazione fine

Provenienza: dalle alte quote della cerchia alpine

MIELE DI STACHYS (Stachys annua L.)

Colore: da bianco ad ambra extra chiaro

Aroma: molto debole

Sapore: neutro o acidulo

Cristallizzazione: in massa pastosa, con granulazione medio-fine, cristalli bianchi semitrasparenti

Provenienza: ristrette zone dell’Italia centrale

MIELE DI SULLA (Hedysarum coronarium L.)

Colore: da bianco acqua a bianco

Aroma: molto tenue quasi assente

Sapore: delicato, caratteristico

Cristallizzazione: tardiva, compatta, fine, consistenza pastosa, facilmente solubile

Provenienza: dalle zone argillose dell’Italia centrale, meridionale ed insulare

MIELE DI TARASSACO (Taraxacum officinale Weber)

Colore: da ambra chiaro ad ambra

Aroma: sgradevole

Sapore: forte e caratteristico

Cristallizzazione: rapida, consistenza cremosa, granulazione fine, giallo biancastra

Provenienza: dai prati della Valpadana, Lombardia in particolare

 

MIELE DI TIGLIO (Tilia spp.)

Colore: ambra chiaro, tendente al grigio-verde

Aroma: discreto caratteristico del fiore

Sapore: intenso, persistente, raschia in gola

Cristallizzazione: lenta ed irregolare con grossi cristalli

Provenienza: da alcuni boschi di tigli, soprattutto in Piemonte e dalle alberature stradali e di parchi

MIELE DI TIMO (Thymus spp.)

Colore: ambra scuro

Aroma: molto spiccato

Sapore: forte gradevole

Cristallizzazione: irregolare, massa compatta

Provenienza: Italia meridionale ed insulare, Sicilia in particolare

MIELE DI TRIFOGLIO INCARNATO (Trifolium incarnatum L.)

Colore: da bianco acqua a bianco

Aroma: molto lieve, simile a quello del miele di sulla

Sapore: delicato, neutro

Cristallizzazione: consistenza compatta, colore chiaro, cristalli facilmente solubili

Provenienza: dall’Italia centrale e meridionale, in particolare dalla Maremma toscana

MIELE DI TRIFOGLIO LADINO (Trifolium repens L. var. giganteum)

Colore: bianco

Aroma: delicato, gradevole, tipico del fiore

Sapore: tenue, persistente, con un gradevole retrogusto

Cristallizzazione: grossolana, cristalli fini mescolati ad altri più grossi

Provenienza: principalmente dalla Valpadana

carrè di maiale al miele – Ricetta

Ricetta per Carrè di maiale al miele

Ingredienti:

carrè di maiale, vino bianco secco, miele aromatico (es. castagno), sale, pepe, timo, santoreggia, paprika dolce, chiodi di garofano.

Preparazione:

Aromatizzare il vino passandolo per un minuto al frullatore insieme al timo, santoreggia, paprika e il miele. Mettere il maiale in una casseruola profonda da forno, salare, pepare e coprirlo con il vino aromatizzato, aggiungere due chiodi di garofano, coprire e far cuocere in forno a 180° C finché sarà tenero (circa due ore e mezzo).

i colori del miele

COLOR MIELE 

Nel linguaggio parlato spesso si dice “color miele” per indicare un giallo ocra caldo ed intenso con sfumature dorate.

Ad esempio si usa dire

“i suoi capelli color del miele”

tutti i colori del miele

tutti i colori del miele

Ma in realtà il miele, a secondo del tipo di miele cioè da quale fioritura proviene, può assumere diversi colori che variano dal bianco al nero, passando attraverso varie tonalità del giallo e dell’ambra, a volte con riflessi sul verde e a volte sul rosso.

Anche lo stesso tipo di miele può cambiare leggermente colore e caratteristiche a secondo della zona in cui viene prodotto e da anno in anno.

3 tipi di Miele dei Monti della Tolfa produzione Apicoltura Alfredo Cascioli

3 tipi di Miele dei Monti della Tolfa produzione Apicoltura Alfredo Cascioli

I fattori che determinano il colore del miele sono molti e ancora non tutti noti. Sembra che addirittura alcuni comportamenti dell’apicoltore in fase di produzione e conservazione possano influire. In generale si crede che con la conservazione la tonalità del colore tende ad aumentare, con la cristallizzazione il miele perde la trasparenza e schiarisce.

i colori del miele dal bianco al nero

Negli Stati Uniti si dividono i mieli in 7 classi di colore:

  • Bianco acqua
  • Extra bianco
  • Bianco
  • Extra ambra chiaro
  • Ambra chiaro
  • Ambra
  • Ambra scuro
alcuni colori del miele

alcuni colori del miele

cipolline brasate al miele – ricetta

Ricetta per cipolline brasate al miele

Ingredienti:

cipolline bianche, burro, miele possibilmente eucalipto, brodo, aceto, sale

Preparazione:

Pulire le cipolline, metterle a bagno con aceto e acqua per qualche ora. Dopo averle ben sgocciolate dorarle in una casseruola con il burro. Aggiungere il miele e farlo caramellare leggermente. Coprire quindi con il brodo e farle cuocere, coperte e a fuoco basso, fino a che saranno tenere e il liquido si sarà ritirato.

il miele fa bene

“intus melle, exterius oleo”

(internamente il miele, esternamente l’olio)

questa fu la risposta che il centenario Pollio Rumillio diede a Giulio Cesare, che gli chiese cenando con lui come facesse a conservare il suo vigore di corpo e di spirito. L’arzillo vecchietto, che proprio durante quella cena festeggiava il suo centesimo compleanno rispose che il suo segreto era mangiare il miele per mantenere tonico ed energico l’organismo e ungersi d’olio per mantenere la pelle elastica ed idratata. Hai capito Pollio!

Mitologia classica

La scoperta del miele  di Piero di Cosimo

La scoperta del miele di Piero di Cosimo

Fin dall’antichità il miele e le api hanno sempre assunto significati positivi se non addirittura divini e ciò è avvenuto sia nella nostra che nelle altre culture.

In un  recente post abbiamo visto come la passione di Cupido per il miele lo avesse messo nei guai, ma tale passione era comune a molti dei dell’Olimpo, se non a tutti. Addirittura Caronte, il severo guardiano degli inferi, era ghiotto di miele e gli veniva offerto dalle anime per placarlo e addolcirlo.

In effetti, tutta la stirpe olimpica si cibava di ambrosia, la parola deriva dal greco ἀμβροσία an- (“non”) e brotos (“mortale”) ovvero che solo gli immortali potevano consumare. Questo alimento è spesso identificato con il miele stesso. Viene, infatti, spesso chiamato il dolce nettare ed è descritto a volte come bevanda altre volte come cibo; inoltre il miele è noto sin da tempi antichissimi per le sue proprietà curative e purificanti.

D’altra parte lo stesso Giove fu nutrito a latte e miele. Il piccolo Giove, riuscito a fuggire dall’ira del padre Crono, il dio spietato che nei momenti di collera arrivava perfino a divorare i propri figli, fu allevato dalle Ninfe Galatea, che lo nutrì con il latte e Melissa (che dà miele, dal latino mellis, miele) che lo nutrì a miele. Quando diventò adulto e sconfisse il crudele padre si ricordò delle ninfe che lo avevano aiutato e tramutò Melissa in ape, da allora animale sacro agli dei.

La leggenda vuole che la ninfa Melissa insegnò agli uomini, che al tempo erano ancora primitivi e mangiavano solo carne, le proprietà dei frutti e della natura e in particolare del miele.

Conoscete altre leggende sul miele e sulle api?

Raccontatemele

Non c’è miele senza mosche

Non c’è miele senza mosche

 

Penso che questo proverbio voglia significare che non esistono cose o persone desiderabili che non abbiano già qualcuno interessato che gli ronza intorno.

In senso più lato potrebbe significare anche che non esistono cose belle o piaceri che non comportino qualche conseguenza fastidiosa o effetti collaterali sgradevoli.

Voi che ne pensate? Quale è per voi il significato di questo proverbio popolare?


Venere e Cupido con favo

Oggi vi parlo del dipinto di Lucas Cranach il Vecchio, artista rinascimentale tedesco (1472-1553), che si intitola Venere e Cupido. È un dipinto ad olio su tavola del 1530 conservato nella National Gallery di Londra.

Venere e Cupido con favo - olio su tavola (81,3x54,6 cm)

Venere e Cupido con favo – olio su tavola (81,3×54,6 cm)

L’opera allude ai piaceri e ai rischi, fisici e morali, dell’amore; raffigura Venere in compagnia del piccolo (e povero) Cupido che tenendo in mano un favo di miele è perseguitato dalle api che lo pungono.

Venere e Cupido con favo – particolare

A colpo d’occhio il quadro sembra rifarsi all’iconografia cristiana ed in particolare la figura di Venere nuda in posa sinuosa davanti ad un albero di mele, con braccio proteso verso un ramo, richiama immediatamente alla mente l’iconografia di Eva ed il peccato originale. D’altra parte proprio in quegli anni Eva era oggetto di importanti dipinti e studi sulla proporzione umana come testimonia la celebre incisione del Peccato originale di Dürer (1471-1528) le cui stampe, prodotte in serie con le macchine di stampa appena inventate, diffusero la conoscenza acquisita della prospettiva e delle forme classiche ad un pubblico di massa.

Peccato originale

In comune i due quadri hanno il bosco scuro e ombroso che fa risaltare ancora di più la carnagione della donna, gli animali simbolici (il cervo per esempio, tipicamente tedesco, è presente in entrambi), il paesaggio sulla destra con il picco roccioso, quello di Cranach su un corso d’acqua, ricorda da vicino gli scenari tipici della scuola danubiana, di cui  fu uno dei principali esponenti.

In realtà, invece, il dipinto è chiaramente ispirato alla mitologia classica e alla letteratura antica. Infatti, grazie ad un’iscrizione nell’angolo in alto a destra del quadro che riporta una versione latina di un antico poema greco di Teocrito, scopriamo che si tratta di un’illustrazione quasi alla lettera del testo di Teocrito tradotto dal latino al tedesco pochi anni prima (nel 1522 e nel 1528). Il poema racconta di Cupido punto da un ape mentre ruba il miele da un tronco d’albero. Venere sembra respingere il piccolo Amore con la mano destra, dicendo che le ferite d’amore che infligge possono fare più male di una puntura d’ape.

particolare

Questa opera tratta il tema allora attualissimo delle malattie veneree, vere e proprie epidemie portate dagli eserciti impegnati nelle numerose guerre in continente. Il riferimento e la condanna a comportamenti disinvolti e a rapporti occasionali è evidente dalla rappresentazione fatta della Venere. Lo sguardo è rivolto allo spettatore del quadro ed è civettuolo ed invitante, ed esprime un erotismo divertente, gli unici indumenti che la Venere indossa, la collana e il cappello, la qualificano come cortigiana, infatti, il cappello ricoperto di pon-pon e gli spessi gioielli in oro andavano molto di moda alla corte di Sassonia in quel periodo così come la pettinatura della Venere. Si può notare, infatti, che la fronte è così alta che sembra essere quasi calva e pare che le donne presso le corti tedesche, vere  Fashion victim ante litteram direierano solite tagliarsi i capelli sulla fronte per far risultare questa più alta. Cosa non si fa per seguire la moda.

De gustibus non est disputandum !

Altro elemento che comunica una sensualità esplicita è, a mio parere, il ramo che si insinua tra le gambe della Venere e che lei sembrerebbe accarezzare con la punta del piede. Questa forma sinuosa ed affusolata potrebbe anche ricordare il serpente del peccato originale.

Venere e Cupido che ruba un favo di miele

Di appena l’anno successivo 1531 è questo dipinto con medesimo soggetto e dello stesso autore dal titolo Venere e Cupido che ruba un favo di miele (olio su tavola 169×67). Le figurazioni di Venere di Cranach sono note e moltiplicate in numerose repliche (32). Anche questa volta nell’angolo in alto c’è un distico moraleggiante dell’umanista Chelidonio che ricorda che la voluptas di poca durata è accompagnata dal dolore, come capita al piccolo Cupido quando gusta il favo di miele rubato per golosità tra api pungenti.

“DUM PUER ALVEOLO FURATUR MELLA CU[PIDO] / FURANTI DIGITUM CUSPIDE FIXIT APIS / SIC ETIAM NOBIS BREVIS ET PERITURA VOLUPTA[S] / QUA[M] PETIMUS TRISTI MIXTA DOLORE NOC[ET]” 

“Come Cupido bambino ruba il miele dall’alveare e l’ape punge il ladro sulla punta del dito, così anche la caduca e breve voluttà delle nostre brame è nociva e porta tristezza e dolore”

per approfondimenti visita http://www.cultor.org/Rinascimento/B.html