Cosa fare in caso di punture di api?

Pig-Pen dei Peanuts

Huber dimostrò che le api hanno un odorato finissimo e che i cattivi odori le irritano tanto quanto i profumi troppo forti anche se noi li consideriamo buoni. Pare che abbiano un’avversione particolare per coloro che hanno abitudini poco pulite. Altre persone, invece, per quanto molto pulite, vengono assalite dalle api appena si avvicinano ad un alveare.

donna eccessivamente profumata

Io, nonostante mi avvicino abitualmente alle arnie senza protezioni e spesso rimango ad osservare il Beeboss all’opera a pochi metri di distanza, sono stata punta solo due volte dalle api. Entrambe le volte sono state prima attratte dal profumo (modestamente) dei miei capelli e poi, essendo i miei capelli lunghi,  rimaste impigliate tra la chioma. Nonostante io abbia cercato di liberarle, districandole con le dita è stato inutile, infatti, essendo loro un po’ pelosette sono rimaste come appiccicate ai capelli.

Per quanto io abbia discreto sangue freddo con gli insetti e quindi mantengo di solito la calma, sentendo il ronzio sempre più vicino al timpano e rendendomi conto che non sarei riuscita a liberare l’ape, ho ceduto, confesso, ad un po’ di nervosismo. Potete vedere la testimonianza in questo filmato alla Blair Witch Project.

Da quel giorno ho imparato ad avvicinarmi alle api con i capelli se non puzzolenti almeno raccolti o con un berretto, in modo da non costituire più una calamita/trappola vivente per loro.

Il peggior errore che si possa commettere, ma anche il più comune che si commette, è quello di agitarsi e scacciare le api con il classico gesto della mano appena si sente un ronzio.

Non bisogna, invece, fare il più piccolo movimento offensivo; perché se un ape è ferita, le altre la vendicheranno immediatamente e se si persiste si rischia di averne a che fare con centinaia e migliaia anziché con una sola. La cosa migliore da fare è rimanere immobile aspettando che si allontani, se non si dovesse allontanare saremo noi a spostarci con movimenti lenti e sangue freddo.

Questo è il motivo per cui quando le api assalgono un cavallo sovente lo uccidono; perché l’equino invece di scappare, come la maggior parte degli altri animali, salta, si rotola, fino a che cade estenuato. Può capitare che un cavallo lasciato vicino ad un apiario venga assalito da qualche ape. Cercando di difendersi, lanciando calci e rotolandosi, rovesci un’arnia e poi un’altra; migliaia di api lo assaliranno e il povero animale può venire ucciso prima che il proprietario possa accorgersene. Ho letto del cadavere di un cavallo assalito dalle api che, sebbene il suo corpo fosse restato insepolto per due giorni, né cani, né corvi, né altri animali da preda osarono mangiarne, tanto abbondante era in lui il veleno iniettato dalle api.

Questa storia ci insegna che:

  1. l’apiario deve essere chiuso ad animali domestici
  2. non bisogna reagire, muoversi di scatto, agitarsi quando si è attaccati dalle api
  3. l’odore del loro veleno innervosisce le api e tendono a pungere di nuovo

Cosa fare se si viene punti dalle api?

La puntura delle api, come tutti sanno, produce degli effetti dolorosi e talvolta pericolosi. Ma non su tutti gli individui nella stessa misura. Anzi è curioso notare che coloro che sono refrattari all’azione del veleno raramente vengono punti e viceversa, come se le api godessero quando producono un più violento effetto.

Quindi, qualora voi curiate regolarmente la vostra igiene personale ma non vi siate neanche fatti il bagno nel profumo, abbiate mantenuto un impeccabile aplomb evitando movimenti bruschi e apparentemente offensivi e nonostante tutto questo siete stati comunque punti, ecco cosa dovete fare!

Rimedi

Purtroppo, non esistono rimedi veramente efficaci per eliminare il dolore, altrimenti le punture d’ape non sarebbero così rinomate e così temute. Gonfiore e prurito è la normale reazione immunitaria del nostro organismo al veleno. Comunque si possono mettere in atto una serie di accortezze che diminuiscono l’effetto pruriginoso e l’espansione del veleno.

La prima cosa da fare è eliminare il pungiglione e la sacca del veleno, infatti il pungiglione, una volta staccatosi dall’ape portandosi via le interiora, avanza da sé sempre più profondamente nelle carni, continuando ad iniettare veleno.

Una volta che siete stati punti non grattatevi, infatti, seppur il prurito sia insopportabile non fareste altro che spandere il veleno aumentando il dolore e il gonfiore. Piuttosto sarà utile e di gran sollievo applicare prima possibile del ghiaccio e lasciarlo a lungo, e se si ha a portata di mano spalmare una pomata al cortisone.

Le punture d’api possono scatenare, in alcuni soggetti, reazioni allergiche molto gravi che possono portare a shock anafilattico. In questo caso bisogna andare immediatamente al pronto soccorso, dove vi sarà iniettata l’adrenalina. Se lo shock anafilattico non viene affrontato immediatamente, il paziente può perdere conoscenza e può addirittura morire.

E’ per questo che a mio parere è assolutamente doveroso, per chi possiede le api, tanto più se pensa di far visitare l’apiario a persone terze (amici, scolaresche, ecc), tenere a portata di mano un kit di pronto intervento.

Infatti, è presumibile che gli apiari si trovino in aperta campagna in luoghi remoti da dove potrebbe non essere facile raggiungere rapidamente un ospedale e potrebbe non esserci il tempo di chiamare i soccorsi, la reazione allergica infatti esplode in brevissimo tempo.

Come riconoscere uno shock anafilattico?

Il flusso di sostanze chimiche rilasciate dal sistema immunitario durante lo shock può causare gravi sintomi: la pressione si abbassa repentinamente e le vie aeree si contraggono, impedendovi di respirare normalmente. Qui di seguito riporto il protocollo consigliato dal reparto di allergologia del Gemelli, che descrive in modo schematico sintomi e cure e posologia divise per i diversi livelli di reazione allergica.

kit di pronto soccorso per pazienti a rischio di anafilassi

file.php 1654×2340 pixels.

Sintomi da shock anafilattico

  • battito cardiaco debole e veloce
  • eruzione cutanea e/o eccessivo gonfiore
  • nausea e vomito

Il kit di pronto intervento

  • cortisone in fiale o in compresse o in pomata per un trattamento solo locale
  • antistaminico in fiale
  • siringhe da 5 ml e 2,5 ml
  • Fastjekt, ovvero siringa pronta all’uso di adrenalina autoiniettabile (da utilizzare solo in caso di shock anafilattico)

E’ da tenere presente che l’adrenalina autoiniettabile è a carico del SSN solo sotto prescrizione di medico allergologo ospedaliero, ciò significa che l’allergia deve essere diagnosticata da medico specialista, in caso contrario la si può acquistare in farmacia dietro ricetta del medico di base, pagandola 80-90€. In tutti e due i casi bisogna tenere conto del fatto che ha una scadenza di circa un anno.

In conclusione ci tengo a sottolineare che le api di loro non sono aggressive, lo diventano solo se si sentono minacciate, è per questo che se dimostrerete di essere innocui vi lasceranno in pace e torneranno presto alla loro alacre attività.

Non dimenticate che le api perdono la vita pungendovi quindi è interesse di entrambi rimanere in rapporti pacifici e “di buon vicinato”.

Annunci

Venere e Cupido con favo

Oggi vi parlo del dipinto di Lucas Cranach il Vecchio, artista rinascimentale tedesco (1472-1553), che si intitola Venere e Cupido. È un dipinto ad olio su tavola del 1530 conservato nella National Gallery di Londra.

Venere e Cupido con favo - olio su tavola (81,3x54,6 cm)

Venere e Cupido con favo – olio su tavola (81,3×54,6 cm)

L’opera allude ai piaceri e ai rischi, fisici e morali, dell’amore; raffigura Venere in compagnia del piccolo (e povero) Cupido che tenendo in mano un favo di miele è perseguitato dalle api che lo pungono.

Venere e Cupido con favo – particolare

A colpo d’occhio il quadro sembra rifarsi all’iconografia cristiana ed in particolare la figura di Venere nuda in posa sinuosa davanti ad un albero di mele, con braccio proteso verso un ramo, richiama immediatamente alla mente l’iconografia di Eva ed il peccato originale. D’altra parte proprio in quegli anni Eva era oggetto di importanti dipinti e studi sulla proporzione umana come testimonia la celebre incisione del Peccato originale di Dürer (1471-1528) le cui stampe, prodotte in serie con le macchine di stampa appena inventate, diffusero la conoscenza acquisita della prospettiva e delle forme classiche ad un pubblico di massa.

Peccato originale

In comune i due quadri hanno il bosco scuro e ombroso che fa risaltare ancora di più la carnagione della donna, gli animali simbolici (il cervo per esempio, tipicamente tedesco, è presente in entrambi), il paesaggio sulla destra con il picco roccioso, quello di Cranach su un corso d’acqua, ricorda da vicino gli scenari tipici della scuola danubiana, di cui  fu uno dei principali esponenti.

In realtà, invece, il dipinto è chiaramente ispirato alla mitologia classica e alla letteratura antica. Infatti, grazie ad un’iscrizione nell’angolo in alto a destra del quadro che riporta una versione latina di un antico poema greco di Teocrito, scopriamo che si tratta di un’illustrazione quasi alla lettera del testo di Teocrito tradotto dal latino al tedesco pochi anni prima (nel 1522 e nel 1528). Il poema racconta di Cupido punto da un ape mentre ruba il miele da un tronco d’albero. Venere sembra respingere il piccolo Amore con la mano destra, dicendo che le ferite d’amore che infligge possono fare più male di una puntura d’ape.

particolare

Questa opera tratta il tema allora attualissimo delle malattie veneree, vere e proprie epidemie portate dagli eserciti impegnati nelle numerose guerre in continente. Il riferimento e la condanna a comportamenti disinvolti e a rapporti occasionali è evidente dalla rappresentazione fatta della Venere. Lo sguardo è rivolto allo spettatore del quadro ed è civettuolo ed invitante, ed esprime un erotismo divertente, gli unici indumenti che la Venere indossa, la collana e il cappello, la qualificano come cortigiana, infatti, il cappello ricoperto di pon-pon e gli spessi gioielli in oro andavano molto di moda alla corte di Sassonia in quel periodo così come la pettinatura della Venere. Si può notare, infatti, che la fronte è così alta che sembra essere quasi calva e pare che le donne presso le corti tedesche, vere  Fashion victim ante litteram direierano solite tagliarsi i capelli sulla fronte per far risultare questa più alta. Cosa non si fa per seguire la moda.

De gustibus non est disputandum !

Altro elemento che comunica una sensualità esplicita è, a mio parere, il ramo che si insinua tra le gambe della Venere e che lei sembrerebbe accarezzare con la punta del piede. Questa forma sinuosa ed affusolata potrebbe anche ricordare il serpente del peccato originale.

Venere e Cupido che ruba un favo di miele

Di appena l’anno successivo 1531 è questo dipinto con medesimo soggetto e dello stesso autore dal titolo Venere e Cupido che ruba un favo di miele (olio su tavola 169×67). Le figurazioni di Venere di Cranach sono note e moltiplicate in numerose repliche (32). Anche questa volta nell’angolo in alto c’è un distico moraleggiante dell’umanista Chelidonio che ricorda che la voluptas di poca durata è accompagnata dal dolore, come capita al piccolo Cupido quando gusta il favo di miele rubato per golosità tra api pungenti.

“DUM PUER ALVEOLO FURATUR MELLA CU[PIDO] / FURANTI DIGITUM CUSPIDE FIXIT APIS / SIC ETIAM NOBIS BREVIS ET PERITURA VOLUPTA[S] / QUA[M] PETIMUS TRISTI MIXTA DOLORE NOC[ET]” 

“Come Cupido bambino ruba il miele dall’alveare e l’ape punge il ladro sulla punta del dito, così anche la caduca e breve voluttà delle nostre brame è nociva e porta tristezza e dolore”

per approfondimenti visita http://www.cultor.org/Rinascimento/B.html

Il Gioco dell’Ape – Recensione


Il gioco dell’ape è un gioco delizioso, intelligente e divertente. Il mio giudizio è eccellente.

È un gioco da tavolo prodotto dall’Associazione Produttori Miele Piemonte (Aspromiele), con finalità didattico educative. Alla scoperta dell’affascinante mondo delle api, il gioco si rivolge ai bambini dagli 8 anni in sù ai quali propone di giocare a fare gli apicoltori simulando un’intera stagione di apicoltura, con tanto di imprevisti meteorologici o fortunate coincidenze.

Si gioca in due giocatori o due squadre e ovviamente vince l’apicoltore provetto che alla fine della partita avrà prodotto più miele.

Il meccanismo è semplice (più facile da giocare che da spiegare) c’è un tabellone con caselle numerate, tipo gioco dell’oca, due pedine, un dado, una partenza ed un arrivo. La partita si divide in tre fasi.

Nella prima fase il giocatore deve procurarsi più arnie possibili e l’attrezzatura di base, vale a dire l’affumicatore, la leva e la maschera, per conquistarle il giocatore dovrà capitare sulle relative caselle e rispondere correttamente a domande sulla vita delle api.

Nella seconda fase, invece, dovrà conquistare più melari possibili, più melari = più miele, ma ne potrà avere massimo tre per ogni arnia già conquistata nella prima fase, per aggiudicarsi i melari il giocatore dovrà rispondere correttamente a domande sulle fioriture e sulle caratteristiche dei vari tipi di miele.

Infine nella terza ed ultima fase, prima di entrare nel laboratorio e procedere alla smielatura, l’apicoltore provetto dovrà procurarsi i macchinari necessari  rispondendo

correttamente a domande sulle pratiche di laboratorio.


Solo quando sarà in possesso di tutta l’attrezzatura completa, il primo dei due giocatori che raggiunge l’ultima casella potrà accedere al laboratorio e procedere con la conta del miele prodotto.

Nel corso di tutta la partita i due giocatori dovranno pescare le “carte evento” che possono complicare o facilitare il lavoro da apicoltore e quindi rallentare o velocizzare la partita, rendendo il gioco ancora più avvincente, realistico e spassoso. Per esempio una carta evento recita “Un picchio durante l’inverno ti ha bucato una casetta ritirala dall’apiario per ripararla” oppure “Complimenti! Le tue api sull’acacia stanno bottinando a meraviglia aggiungi 6 melari al tuo apiario”.

I complimenti per la riuscita di questo progetto vanno all’ideatore Federico Roggero e ai suoi coloratissimi e simpatici disegni ma anche alla chiarezza ed ironia dei testi di Massimo Carpinteri che ne è il responsabile didattico scientifico e curatore del sussidiario di apicoltura contenuto nella scatola. La coppia d’altro canto non è nuova alle produzioni editoriali di Aspromiele come potete vedere qui e qui.

Unica pecca  un paio di errori. Alla domanda “Di che colore è il miele di rododendro?” la carta indica come risposta esatta la B ovvero “rossastro come i suoi fiori” invece nel sussidiario è chiaramente indicato, così come è in realtà, che il miele di rododendro, come tutti i mieli di montagna, è il più bianco.

Un altro errore che i miei nipotini hanno accolto con molto disappunto è che in ben tre carte domanda non si capisce che ricompensa spetta al giocatore che risponde correttamente perché a parole è indica una cosa e graficamente un’altra.

 

Ma a parte queste piccolezze che si possono assolutamente perdonare visto che non stiamo parlando  di Ravensburger o altre famose marche di giocattoli, il gioco è entusiasmante e divertente anche per gli adulti. Il suo costo è di 35 €, ecco forse è un po’ caro.