Glossario

 

 

Quello che segue è solo un glossario sintetico che non ha la pretesa nè l’illusione di essere esaustivo.  E’ pensato come uno strumento agile e veloce per una prima infarinatura. Il lettore tenga presente che i termini qui sotto definiti sono e/o saranno oggetto di approfondimenti in post dedicati ad hoc, pertanto cliccando sull’etichetta si accederà al link relativo.

affumicatore

Affumicatore per api

Affumicatore per api

è un attrezzo che serve all’apicoltore a tranquillizzare le api durante le visite alle famiglie dell’apiario. Quando l’apicoltore scoperchia la cassetta soffia con l’affumicatore un po’ di fumo, che sulle api ha un effetto calmante in quanto le stordisce. E’ composto da un corpo cilindrico, dentro al quale si pone il materiale combustibile (tipo juta o cartone arrotolato), un soffietto per mandare aria nel cilindro e un beccuccio da cui fuoriesce il fumo; si basa sul principio per cui la combustione al chiuso non produce fiamma bensì fumo. E’ uno degli attrezzi fondamentale della “tenuta” d’apicoltore.

alveare

con il termine alveare si intende il nido naturale delle api. In natura gli alveari assumono forme scultoree e dimensioni anche molto considerevoli. Quello in foto raggiunge il metro cubo e contiene 60.000 api e 7 kg di miele ed è stato costruito dai laboriosi insetti in circa 5 mesi. Gli alveari delle api sono protetti e se si ha la (s)fortuna di trovarne uno sul cornicione di casa è necessario chiamare l’intervento di uno specialista, perché non lo elimini brutalmente ma piuttosto lo sposti senza danneggialo.

apicoltura

L’apicoltura è una forma di allevamento atipica poiché, contrariamente a quanto avviene in altre forma zootecniche, non c’è stato un processo di “addomesticazione” delle api, che anzi hanno mantenuto la loro totale autonomia, sia nella riproduzione che nella scelta delle fonti di nutrimento. Il principale ruolo dell’apicoltore consiste nel fornire alla colonia uno spazio adeguato (l’arnia e i melari), che stimoli la naturale tendenza delle api ad accumulare scorte, per poterne poi sottrarre la maggior parte. Per passare dall’alveare alla tavola il miele richiede pochissimi passaggi: l’estrazione dai favi (per centrifugazione), la purificazione (per filtrazione e decantazione) e l’invasettamento. Alcune altre tecniche possono essere applicate, per una migliore presentazione del prodotto, ma devono essere tali da non cambiarne le caratteristiche: è importante sapere che al miele destinato alla commercializzazione come tale, per legge non può essere aggiunto niente né sottratto nessuno dei suoi componenti.

apiscampo

L’ apiscampo  viene inserito tra nido e melario o tra melario e melario e serve a svuotare il melario dalla presenza delle api. Funziona come una specie di porta a senso unico.  Grazie alla sua struttura, infatti, le api possono uscire ma, una volta uscite dal melario, non avranno più la possibilità di tornare indietro. Ciò permette di maneggiare il melario svuotato dalle api, anche se non del tutto, in modo da evitare di lavorare accerchiato da centinaia di api inferocite perché qualcuno gli sta portando via il miele.
arnia

le componenti dell’arnia

l’arnia è la cassetta di legno costruita dall’uomo per allevarvi le api. In genere si chiama arnia se vuota e alveare se abitata da una famiglia di api. L’arnia è composta da diversi componenti: il corpo centrale che ha due maniglie per gli spostamenti ed una apertura in facciata detta portico per l’ingresso delle api, ha in genere dimensioni standard per contenere 10 telai da nido. Sopra al corpo centrale vengono posti, uno o più melari che contengono i relativi telaini da miele, sopra al melario c’è il coprifavo e a coprire il tutto il tettuccio. Sotto al corpo centrare è disposto il fondo con cassetto per ispezione sanitaria. Il tutto è poggiato su un solido piedistallo o cavalletto.

bottinatura

è l’attività delle api quando vanno di fiore in fiore alla ricerca del loro bottino ovvero il nettare dei fiori.

bottinatrici (api bottinatrici)

Sono api operaie destinate alla raccolta del nettare, del polline, della propoli e di acqua. Il loro raggio di azione è di circa 5 Km.

cera d’api

candele in cera d’api

è una materia plastica, fusibile, di colore giallo e dal caratteristico odore prodotta dalla secrezione di ghiandole delle api. E’ una sostanza molto pregiata che viene utilizzata in campo cosmetico e farmaceutico, per nutrire e lucidare il legno, per rivestimenti impermeabili. Grazie alla sua duttilità può essere usata nella creazione di modelli per sculture e gioielli da utilizzare nel processo di fusione a cera persa. Ma soprattutto la cera d’api è utilizzata per creare candele. Le candele di cera d’api sono particolarmente pregiate e preferite rispetto a quelle di paraffina perché bruciano in modo più pulito, con gocciolamento pressoché assente lungo le superfici verticali e un fumo poco visibile, ha un colore più “caldo”, più giallo di quello della paraffina, e il colore della fiamma può variare a seconda della stagione in cui la cera è stata raccolta. caratteristiche tecniche: La cera d’api è un idrocarburo grasso di sapore dolciastro, 16 parti di carbonio, 2 di idrogeno e 1 di ossigeno. Rammollisce a 35 °C, fonde a 63-64 °C; ha peso specifico 0,966. Insolubile in acqua, lo è in etere solforico, in benzina, in petrolio. La cera in genere si presenta giallognola per la presenza di tracce di propoli. La cera diventa bianca al sole o in seguito a trattamento chimico. L’apicoltore ricava cera dai faci vecchi e anneriti dal tempo e dagli opercoli. 1 kg di cera può essere prodotto in una decina di giorni da uno sciame di circa 22.000 api. Un favo nuovo da nido ne contiene da 200 a 250 grammi. Un apicoltore mediamente può ricavarne 100-200 grammi per alveare sostituendo gli alveari vecchi e neri.

ceraiole (api ceraiole)

La cera viene secreta di solito, da api operaie giovani con meno di 2-3 settimane di vita, anche se operaie anziane, in seguito alla sciamatura, possono produrre esse stesse cera. Le api prima di fabbricare cera si nutrono abbondantemente di miele e di polline; digerito il cibo questo passa nelle 4 paia di ghiandole situate sui due lati degli anelli dell’addome. Qui il cibo digerito subisce ancora delle trasformazioni ed esce all’esterno sotto forma di scagliette di cera.

cristallizzazione

La cristallizzazione del miele è un fenomeno del tutto naturale, legato alla sua composizione zuccherina, ed è tanto più veloce quanto maggiore è il contenuto di glucosio. Al di fuori della stagione produttiva, i soli mieli che si mantengono stabilmente liquidi sono l’acacia, il castagno e le melate. Negli altri la presentazione allo stato liquido dipende da un trattamento termico di rifusione, e il riscaldamento non giova al miele, causando la perdita di alcune caratteristiche naturali.

favo

favo

favo

il favo è detto grossolanamente un pezzo di alveare. E’ formato da un raggruppamento di celle ceree esagonali ostruito dalle api nel loro nido, creando il famoso disegno a “nido d’ape”, per contenere le larve, nei favi di covata, e per immagazzinare miele e polline. In “apicoltura razionale” si inducono le api a costruire i favi sui fogli cerei tenuti dai telaini per facilitare e velocizzare il processo produttivo.

miele

definizione legale “per miele si intende la sostanza dolce naturale che le api (Apis mellifera) producono dal nettare di piante o dalle secrezioni provenienti da parti vive di piante o dalle sostanze secrete da insetti succhiatori che si trovano su parti vive di piante che esse bottinaio, trasformano, combinandole con sostanze specifiche proprie, depositano, disidratano, immagazzinano e lasciano maturare nei favi dell’alveare”.

melata

altro materiale di partenza, oltre al nettare, per la formazione del miele. In questo caso la materia prima delle api è la linfa stessa delle piante, della quale si nutrono insetti quali gli afidi o le cocciniglie. Il surplus di sostanza zuccherina non utilizzata da questi insetti viene raccolto dalle api ed elaborato allo stesso modo del nettare.

nettare

è una sostanza zuccherina prodotta dai fiori proprio per attirare gli insetti, che nel raccoglierlo vengono in contatto con il polline, l’elemento fecondante delle piante, e lo trasportano da un fiore all’altro svolgendo inconsapevolmente il servizio di impollinazione, fondamentale per la riproduzione delle piante. Piante diverse hanno nettare di composizione diversa, da cui nasce la varietà dei mieli.

nomadismo

È la pratica che trasferisce gli alveari nelle zone di maggiore fioritura per ottenere dalle api un alto reddito in miele; in una stessa stagione, quindi, si possono verificare più piazzamenti dell’apiario nomade. L’apicoltore che pratica il nomadismo deve essere molto esperto perché questa forma di apicoltura rappresenta la più industrializzata e pretende quindi operatori specializzati.

propoli

è una sostanza bruna resinosa di origine prettamente vegetale anche se le api, che la raccolgono nelle gemme dei fiori e cortecce delle piante, poi la elaborano con l’aggiunta di cera, pollini ed enzimi prodotti dalle api stesse. Il colore della propoli può variare moltissimo nelle tonalità del giallo, del rosso, del marrone e del nero. L’odore è fortemente aromatico. Le api la adoperano per chiudere interstizi e fori dell’arnia e per attaccare i favi tra di loro, di qui l’etimologia del termine che deriva dal greco (pro + polis) e significa “nei dintorni della città”. Viene utilizzato  nella produzione di caramelle e in soluzione alcolica contro il mal di gola e le infezioni orali gli sono riconosciute proprietà antibiotiche, antisettiche e antinfiammatorie.

pungiglione

pungiglione dell’ape

Il pungiglione dell’ape operaia è dotato di uncini e quindi, una volta conficcato nei tessuti elastici dei mammiferi come l’uomo, vi rimane conficcato. L’ape non è più in grado di liberarsi finché, lacerando i tessuti, lascia il pungiglione, l’apparato velenifero e una parte delle viscere dove si trovano. Le contrazioni dell’apparato velenifero continuano dopo il distacco e quindi, per evitare che il veleno continui a fluire, occorre rimuovere prontamente il pungiglione. L’ape muore nel giro di 48-72 ore.

telaio

è una struttura di legno e fil di ferro che serve a sorreggere il foglio cereo che servirà alle api da base per  la costruzione del favo di covata nel caso dei telai da nido. esistono anche i telaini per il miele che sono di dimensioni più piccole e vanno inseriti  nel melario.

terapia con veleno d’ape

esempio di applicazione del veleno d’api

La terapia con veleno d’ape viene utilizzata da taluni come cura per i reumatismi ed i dolori articolari grazie alle sue proprietà anticoagulanti e  anti-infiammatorie. Viene usata anche per desensibilizzare le persone allergiche alle punture degli insetti. La terapia con veleno d’ape può essere somministrata anche sotto forma di pomata sebbene potrebbe risultare meno efficace della somministrazione attraverso la puntura delle api vive. In omeopatia il veleno d’ape viene utilizzato per produrre il rimedio Apis mellifera.

veleno d’ape

L’apitossina, o veleno d’ape è un liquido di sapore prima dolciastro e poi amaro, limpido e incolore, solubile in acqua ma non in alcol. La porzione attiva del veleno è costituita da una complessa miscela di proteine che provoca un infiammazione locale ed agisce come anticoagulante. Il veleno è prodotto dall’apparato velenifero dell’ape posto nell’addome delle api operaie e ottenuto dalla miscela di secrezioni sia acide che basiche. L’apitossina, risultato della miscela, è acida (pHda 4,5 a 5,5). La densità è  di 1,13. Un’ape può iniettare circa 0,1-0,2 mg di veleno attraverso il suo pungiglione. L’apitossina è simile al veleno dei serpenti e alla tossina dell’ortica. Si stima che circa l’1% della popolazione sia allergica alle punture delle api. Il veleno d’ape viene raccolto per la terapia con veleno d’ape. La raccolta del veleno d’ape avviene inducendo le api, con scariche elettriche a bassa tensione, ad estroflettere il pungiglione e quindi ad emettere il veleno. Utilizzando un apposito telaio collegato ad un dispositivo elettrico gli apicoltori ottengono la deposizione del veleno su una lastra di vetro senza che il pungiglione rimanga conficcato nel sovrastante telo di nylon. Una volta essiccato sulla lastra il veleno viene raschiato e conservato sotto forma di cristalli.

 

One thought on “Glossario

  1. Pingback: Cosa fare in caso di punture di api? | BeBeeBlog

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