Mitologia classica

La scoperta del miele  di Piero di Cosimo

La scoperta del miele di Piero di Cosimo

Fin dall’antichità il miele e le api hanno sempre assunto significati positivi se non addirittura divini e ciò è avvenuto sia nella nostra che nelle altre culture.

In un  recente post abbiamo visto come la passione di Cupido per il miele lo avesse messo nei guai, ma tale passione era comune a molti dei dell’Olimpo, se non a tutti. Addirittura Caronte, il severo guardiano degli inferi, era ghiotto di miele e gli veniva offerto dalle anime per placarlo e addolcirlo.

In effetti, tutta la stirpe olimpica si cibava di ambrosia, la parola deriva dal greco ἀμβροσία an- (“non”) e brotos (“mortale”) ovvero che solo gli immortali potevano consumare. Questo alimento è spesso identificato con il miele stesso. Viene, infatti, spesso chiamato il dolce nettare ed è descritto a volte come bevanda altre volte come cibo; inoltre il miele è noto sin da tempi antichissimi per le sue proprietà curative e purificanti.

D’altra parte lo stesso Giove fu nutrito a latte e miele. Il piccolo Giove, riuscito a fuggire dall’ira del padre Crono, il dio spietato che nei momenti di collera arrivava perfino a divorare i propri figli, fu allevato dalle Ninfe Galatea, che lo nutrì con il latte e Melissa (che dà miele, dal latino mellis, miele) che lo nutrì a miele. Quando diventò adulto e sconfisse il crudele padre si ricordò delle ninfe che lo avevano aiutato e tramutò Melissa in ape, da allora animale sacro agli dei.

La leggenda vuole che la ninfa Melissa insegnò agli uomini, che al tempo erano ancora primitivi e mangiavano solo carne, le proprietà dei frutti e della natura e in particolare del miele.

Conoscete altre leggende sul miele e sulle api?

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Venere e Cupido con favo

Oggi vi parlo del dipinto di Lucas Cranach il Vecchio, artista rinascimentale tedesco (1472-1553), che si intitola Venere e Cupido. È un dipinto ad olio su tavola del 1530 conservato nella National Gallery di Londra.

Venere e Cupido con favo - olio su tavola (81,3x54,6 cm)

Venere e Cupido con favo – olio su tavola (81,3×54,6 cm)

L’opera allude ai piaceri e ai rischi, fisici e morali, dell’amore; raffigura Venere in compagnia del piccolo (e povero) Cupido che tenendo in mano un favo di miele è perseguitato dalle api che lo pungono.

Venere e Cupido con favo – particolare

A colpo d’occhio il quadro sembra rifarsi all’iconografia cristiana ed in particolare la figura di Venere nuda in posa sinuosa davanti ad un albero di mele, con braccio proteso verso un ramo, richiama immediatamente alla mente l’iconografia di Eva ed il peccato originale. D’altra parte proprio in quegli anni Eva era oggetto di importanti dipinti e studi sulla proporzione umana come testimonia la celebre incisione del Peccato originale di Dürer (1471-1528) le cui stampe, prodotte in serie con le macchine di stampa appena inventate, diffusero la conoscenza acquisita della prospettiva e delle forme classiche ad un pubblico di massa.

Peccato originale

In comune i due quadri hanno il bosco scuro e ombroso che fa risaltare ancora di più la carnagione della donna, gli animali simbolici (il cervo per esempio, tipicamente tedesco, è presente in entrambi), il paesaggio sulla destra con il picco roccioso, quello di Cranach su un corso d’acqua, ricorda da vicino gli scenari tipici della scuola danubiana, di cui  fu uno dei principali esponenti.

In realtà, invece, il dipinto è chiaramente ispirato alla mitologia classica e alla letteratura antica. Infatti, grazie ad un’iscrizione nell’angolo in alto a destra del quadro che riporta una versione latina di un antico poema greco di Teocrito, scopriamo che si tratta di un’illustrazione quasi alla lettera del testo di Teocrito tradotto dal latino al tedesco pochi anni prima (nel 1522 e nel 1528). Il poema racconta di Cupido punto da un ape mentre ruba il miele da un tronco d’albero. Venere sembra respingere il piccolo Amore con la mano destra, dicendo che le ferite d’amore che infligge possono fare più male di una puntura d’ape.

particolare

Questa opera tratta il tema allora attualissimo delle malattie veneree, vere e proprie epidemie portate dagli eserciti impegnati nelle numerose guerre in continente. Il riferimento e la condanna a comportamenti disinvolti e a rapporti occasionali è evidente dalla rappresentazione fatta della Venere. Lo sguardo è rivolto allo spettatore del quadro ed è civettuolo ed invitante, ed esprime un erotismo divertente, gli unici indumenti che la Venere indossa, la collana e il cappello, la qualificano come cortigiana, infatti, il cappello ricoperto di pon-pon e gli spessi gioielli in oro andavano molto di moda alla corte di Sassonia in quel periodo così come la pettinatura della Venere. Si può notare, infatti, che la fronte è così alta che sembra essere quasi calva e pare che le donne presso le corti tedesche, vere  Fashion victim ante litteram direierano solite tagliarsi i capelli sulla fronte per far risultare questa più alta. Cosa non si fa per seguire la moda.

De gustibus non est disputandum !

Altro elemento che comunica una sensualità esplicita è, a mio parere, il ramo che si insinua tra le gambe della Venere e che lei sembrerebbe accarezzare con la punta del piede. Questa forma sinuosa ed affusolata potrebbe anche ricordare il serpente del peccato originale.

Venere e Cupido che ruba un favo di miele

Di appena l’anno successivo 1531 è questo dipinto con medesimo soggetto e dello stesso autore dal titolo Venere e Cupido che ruba un favo di miele (olio su tavola 169×67). Le figurazioni di Venere di Cranach sono note e moltiplicate in numerose repliche (32). Anche questa volta nell’angolo in alto c’è un distico moraleggiante dell’umanista Chelidonio che ricorda che la voluptas di poca durata è accompagnata dal dolore, come capita al piccolo Cupido quando gusta il favo di miele rubato per golosità tra api pungenti.

“DUM PUER ALVEOLO FURATUR MELLA CU[PIDO] / FURANTI DIGITUM CUSPIDE FIXIT APIS / SIC ETIAM NOBIS BREVIS ET PERITURA VOLUPTA[S] / QUA[M] PETIMUS TRISTI MIXTA DOLORE NOC[ET]” 

“Come Cupido bambino ruba il miele dall’alveare e l’ape punge il ladro sulla punta del dito, così anche la caduca e breve voluttà delle nostre brame è nociva e porta tristezza e dolore”

per approfondimenti visita http://www.cultor.org/Rinascimento/B.html